Dalmazio Frau, L'arte ermetica. Bosch, Brueghel, Dürer, Van Eyck, Edizioni Arkeios, Roma 2014

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L'iconografia alchemica ci mostra spesso uomini e donne che gustano i piaceri dell'amore all'interno di sfere trasparenti: scene di questo genere alludono all'unione dello zolfo e del mercurio, che nel vaso ermetico generano l'oro dei filosofi. Le "nozze chimiche" rappresentano infatti il momento in cui il fisso ed il volatile della materia dell'opus si dissolvono insieme e si riuniscono per non essere mai più separati.
Ora, se nella pittura d'ispirazione alchemica c'è un dipinto in cui questo simbolo è presente in maniera massiccia e ossessiva, questo è il trittico di Hieronymus Bosch intitolato Il Giardino delle Delizie. Qui il discorso pittorico si condensa nel pannello centrale, dove il tema della coniunctio all'interno dell'atanòr si presenta nelle forme più bizzarre (ad esempio nel particolare della donna che in una barca subisce le avances di un negro); ma si sviluppa anche sulle due ali pieghevoli del trittico, in una fitta selva di figure di cui questo libro di Dalmazio Frau indica il significato, fornendoci per ciascuna di esse i riferimenti necessari ad inquadrarla nel lessico universale del simbolismo.
La seconda opera presa in esame dall'Autore è il Polittico dell'Agnello mistico di Hubert e Jan van Eyck. Anche qui il tema centrale, l'adorazione dell'Agnus Dei troneggiante sull'altare, costituisce il momento culminante di una sintassi visiva riccamente intessuta di figure e scene simboliche: il Pontifex celeste, la Vergine, i santi, gli angeli cantori e musici, i progenitori, i giudici giusti, i cavalieri di Cristo, gli eremiti, i pellegrini, il gigante ecc.
Mentre nel polittico dei fratelli Van Eyck la traccia del sapere alchemico può essere rintracciato nell'uso della tecnica ad olio ("ascrivibile propriamente - osserva l'Autore - a quelle metodologie che certamente hanno una base alchemica"), nella più celebre incisione di Albrecht Dürer, Melancholia I, è il soggetto stesso a richiamare il tema dell'alchimia. La figura principale, infatti, "tradisce l'angoscia dell'alchimista che attendeva con impazienza la riuscita delle sue operazioni", ossia uno stato corrispondente al color nero della putrefactio. Ma, se questa è l'interpretazione di J. van Lennep (Art & Alchimie, Bruxelles 1971, p. 201), secondo Dalmazio Frau la Melancholia I è "la raffigurazione di un'esaltante sebbene contrastata, ardua, elevazione spirituale".
La rassegna si conclude con uno studio sul Trionfo della Morte di Pieter Brueghel detto "il Vecchio". Si tratta di un quadro in cui confluiscono due distinte tradizioni: "quella mediterranea del Trionfo della Morte con tutti i suoi significati ermetici (...) e quella nordica della Danza Macabra" e della Caccia Selvaggia.
Il libro di Dalmazio Frau non si riduce ad una raccolta di quattro saggi indipendenti dedicati a quattro artisti diversi. Esso ricava la propria essenziale unità dall'evocazione di quel periodo della cultura europea (lo huizinghiano "autunno del Medioevo"), in cui alle arti figurative era ancora data la possibilità di ispirarsi a scienze e a dottrine che l'età moderna avrebbe gradualmente archiviate.

Notizia stampata dal sito http://www.claudiomutti.com il 19/08/2017 alle 20:24:52