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Salvatore Verde, Scritti di estrema Destra, Edizioni di Ar, Padova 2004

Questa raccolta di Scritti di estrema Destra (la maiuscola è nel titolo) costituisce davvero, come dice il curatore Giovanni Damiano, "una preziosa testimonianza documentaria" (p. 9), in quanto fornisce un rappresentativo campionario dei temi, delle argomentazioni e delle parole d'ordine ideologiche che hanno caratterizzato la storia dell'estrema destra italiana dalla metà degli anni sessanta del Novecento fino all'inizio del terzo millennio, ossia in un periodo che coincide col "quarantennio di coerente attività politico-culturale" (ibidem) dell'autore, Salvatore Verde.
Il primo dei testi raccolti nel volume, un Manifesto agli Italiani redatto da S. Verde nel 1965 per conto di Ordine Nuovo, esordisce con un concetto che è fondamentale nel pensiero dell'estrema destra italiana e non solo italiana: quello della "nostra civiltà occidentale", minacciata da pericoli di varia natura. Che cosa sia la "civiltà occidentale" secondo l'estrema destra, è cosa nota: è, come scrive l'autore stesso, "la nostra civiltà di stampo ellenico-romano e d'impronta cristiana" (p. 91), una civiltà di cui sono alfieri tanto "i tradizionalisti europei" (p. 21) quanto la "destra nazionale di quella grande Repubblica" (p. 45) che sono gli Stati Uniti d'America, tanto "gli Italiani che vogliono vivere da uomini liberi" (p. 53) quanto "l'autentico popolo degli Stati Uniti" (p. 52), il "cittadino onesto, laborioso e patriota" (ibidem) degli USA.
Il richiamo ad una "civiltà occidentale" comune agli USA e all'Europa è stato un elemento costante nell'attività che l'estrema destra italiana (e di altri paesi europei: si pensi al movimento Occident dell'estrema destra francese) ha svolta negli oltre quattro decenni successivi alla seconda guerra mondiale, quando l'URSS e il comunismo ("le orde slave e mongole", p. 26) venivano individuati dallo schieramento politico in oggetto come il nemico principale ("l'impero del male", per usare la celebre definizione che ne diede un presidente americano citato da S. Verde a p. 45 in contesto positivo). Gli Stati Uniti, cioè la superpotenza alla quale la storia aveva assegnato il compito di difendere l'Occidente, venivano perciò valutati dall'estrema destra sulla base dell'intensità con cui si impegnavano nella lotta contro il comunismo. Perciò, come per l'estrema sinistra esisteva un'"altra America", che era quella "buona" e progressista rappresentata dallo schieramento liberal, così anche l'estrema destra aveva, in maniera speculare e complementare, la sua America di riferimento: quella di Goldwater, di Wallace e della John Birch Society. E di questa "altra America", cui l'estrema destra ha guardato e continua a guardare con simpatia e sentimenti di solidarietà, viene tracciato un sintetico profilo nella nota introduttiva (L'altra America e il mondialismo) da Giovanni Damiano, il quale fa peraltro osservare - qualora ve ne fosse bisogno - che per quanto concerne gli Stati Uniti "l'approccio di Verde è libero da qualsivoglia ossessione 'demonologica'" (p. 10). Certo: le dichiarazioni con cui l'estrema destra ha spesso proclamato la propria equidistanza dagli "imperialismi asiatici ed americano" (p. 19) o ha condannato "l'attuale sudditanza nei confronti degli Stati Uniti d'America" (p. 30) sono state pure e semplici formule verbali, prive di sostanza politica. Il movimento dell'estrema destra per conto del quale S. Verde redigeva nel 1967 il Manifesto nazionale riportato alle pp. 24-30 dimostrò più volte che la conclamata equidistanza da Mosca e da Washington era decisamente sbilanciata a favore degli USA: si pensi soltanto alle aspettative concernenti i "nuovi centurioni" americani che dovevano nascere in Vietnam dalla lotta contro il comunismo, oppure ai contatti che due movimenti dell'estrema destra italiana instaurarono con i colonnelli greci insediati dalla CIA.
Certo, anche se in un suo scritto del 1999 S. Verde si rendeva finalmente conto della necessità di porre termine all' "occupazione militare" (p. 92) dell'Europa, i testi redatti negli anni successivi denotano un' "ossessione 'demonologica'" che con l'imperialismo americano ovviamente non ha nulla a che fare. Tutt'altro. A inquietarlo in maniera particolare è l'Islam.
Inquietanti realtà islamiche è infatti il titolo di uno di tali testi, col quale l'autore ha voluto dare il suo modesto contributo a quello "scontro di civiltà" che è stato predicato dal nuovo ideologo della "nostra civiltà occidentale". Il testo in questione, in sostanza, non è altro che la traduzione di un'intervista che il fantomatico rappresentante di una comunità islamica francese avrebbe rilasciata a un giornalista franco-algerino. L'intervista, nella quale il "fanatico islamista" (p. 106) espone con parole da miles gloriosus un programma di conquista islamica della Francia attraverso l'immigrazione magrebina, è in maniera fin troppo evidente una maldestra falsificazione giornalistica, fabbricata in maniera talmente grossolana, che anche il lettore più sprovveduto sarebbe in grado di rendersene conto. Il nostro estremista di Destra, invece, l'ha presa per buona e ne ha dato lettura al pubblico in una conferenza da lui tenuta a Civitella del Tronto, conferenza che è stata riportata nel volume di cui ci stiamo occupando sotto il titolo seguente: Civiltà islamica e civiltà europea: incompatibilità radicale (pp. 142-153).
Non è certamente il caso di elencare gli errori e le assurdità di cui sono infarcite le pagine che S. Verde ha dedicate all'odierno nemico della "nostra civiltà occidentale": ne risulterebbe una lista lunga, noiosa e impietosa. Però, ricordando la perizia da lui dimostrata in un altro campo di studi - quello economico-finanziario - non possiamo qui esimerci dal riproporgli il motto con cui Apelle invitò il ciabattino presuntuoso a non occuparsi di ciò che non era di sua competenza: Ne sutor supra crepidam.

Inserita il 12/10/2005 alle 08:11:22      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico