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Domenico Quirico, Primavera araba. Le rivoluzioni dall'altra parte del mare, Bollati Boringhieri, Torino 2011

Questo libro, dovuto ad un giornalista della "Stampa", è un vero e proprio capolavoro di scrittura creativa. Il lettore infatti vi potrà trovare un ricco campionario di ardite innovazioni ortografiche, lessicali e morfosintattiche che riguarda non soltanto l'italiano, ma anche altre lingue. Il vocabolario usato dall'autore comprende infatti, fra gli altri, vocaboli come ammorbito per "ammorbidito" (p. 114), teolegumeno (p. 115), aeropago (p. 29), aberrare per "aborrire" (p. 119), promenante, detto dell'uomo del deserto (p. 120), nonché curiose locuzioni come, ad esempio, tenere a bandolo (p. 117). Notevole in particolare il fantasioso arabismo khozbista (p. 32), che il giornalista ha coniato sulla base di khobz ("pane").
Quanto all'arabo, la creatività dell'autore si esprime in forme quali chahib (presumibilmente usato in luogo di shahid, p. 19), nadha (per nahda, p. 205), djebel al-Akhbar (p. 136), Qadhadfa (p. 122) ecc. Ma è nell'interpretazione della terminologia islamica che l'inventiva tocca vertici elevati: "egira" diventa sinonimo di "jihad", la Fatiha diventa "la professione della fede musulmana" (p.15), zikr è il termine arabo per "versetti coranici" (p. 119), batil è "l'iniquità", Abl-Hal Hal Oued-Akd (sic!) significa "partigiani della soluzione e del giudizio" (p. 179).
Anche l'ortografia francese presenta innovazioni interessanti: tres orloges (p. 97), decideurs (p. 101), pieds noir (p. 114) ne sono esempi rappresentativi.
Né mancano esempi di un latino che farebbe invidia a Teofilo Folengo: stare decisis (p. 186), impute sibi (p. 191) ecc.
Ma la creatività del giornalista della "Stampa" oltrepassa il livello espressivo per investire quello propriamente concettuale, come si può vedere da espressioni quali "eretismo tattico" (p. 114) o "priapismo tattico" (p. 117). Oltrepassa perfino il livello della storia prosaica e volgare per attingere quello della fantastoria: per esempio quando ci fa capire che il fondatore dei Fratelli Musulmani, Hasan al-Banna, è ancora vivo e vegeto (p. 152) e che è scampato a un ordine di Nasser di "giustiziarlo" (p. 153).
Perfettamente intonata allo spirito creativo del libro, dunque, l'affermazione conclusiva circa la totale estraneità degli Stati Uniti rispetto alla "primavera araba": "L'America - scrive l'autore - queste rivoluzioni non ha voluto né aiutato ma osservato spesso con sospetto" (p. 200).

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