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Mario JosÚ Cereghino e Giovanni Fasanella, Il golpe inglese, Chiarelettere, Milano 2011

Fin dal secolo XIX l'importanza geopolitica dell'Italia fu chiara alla Gran Bretagna, la quale comprese che, se voleva esercitare la propria egemonia su una delle aree pi¨ strategiche del mondo, il controllo della Penisola era indispensabile. Unificata sotto una dinastia filoinglese, l'Italia avrebbe svolto nel Mediterraneo un ruolo di contenimento nei confronti degli storici avversari di Londra: Austria, Francia e Russia. Quando poi agl'inizi del Novecento risult˛ evidente l'importanza del petrolio come risorsa energetica e tutti i conflitti si scaricarono sul Mediterraneo e sul Levante, per l'Inghilterra divenne questione vitale tener sotto controllo l'Italia, condizionandone la vita politica interna e la crescita economica.
Sono questi gli antefatti e i presupposti geopolitici necessari per capire significato e scopi delle continue interferenze inglesi nella politica italiana, di cui si occupa questo libro.
Il primo episodio che viene preso in esame Ŕ il delitto Matteotti. Addebitato per lungo tempo a Mussolini dalla vulgata antifascista, in realtÓ esso fu ispirato da ambienti massonici di obbedienza inglese, interessati non solo a togliere di mezzo un deputato che avrebbe voluto ostacolare gl'interessi della Anglo-Persian Oil Company in Italia, ma anche a stroncare il disegno fascista di costituire un ente petrolifero nazionale.
Le manovre inglesi, culminate nel colpo di stato del 25 luglio 1943, si avvalsero della collaborazione e dell'attivitÓ spionistica di industriali come Adriano Olivetti, di diplomatici come Filippo Caracciolo (il padre dell'editore del gruppo Espresso-Repubblica), di gerarchi traditori come Dino Grandi, di esponenti dell'antifascismo come Luigi Salvatorelli, Ugo La Malfa, Carlo Levi. Nelle file della Resistenza il principale agente inglese fu Edgardo Sogno, al quale venne affidato - in vista dei futuri conflitti fra l'Occidente e l'URSS - il compito di saldare in un unico fronte le formazioni partigiane pi¨ anticomuniste e gli uomini del principe Borghese.
Nell'Italia "liberata" la Gran Bretagna potÚ contare su tutta una rete di uomini politici, sindacalisti, militari e giornalisti: i loro nomi, conservati dai documenti degli archivi britannici, vengono in gran parte riportati nelle pagine di questo libro. Fra i tanti, ci limitiamo a citare il "colonnello Merryl", "raffinato intellettuale di origini ebraiche che risponde al nome di Renato Mieli, futuro papÓ di Paolo, uno degli uomini pi¨ potenti del giornalismo e dell'editoria degli ultimi decenni": il "colonnello Merryl" fu il fondatore dell'ANSA e poi divent˛ direttore dell'edizione milanese dell'"UnitÓ".
A costituire "una crescente minaccia per gl'interessi britannici" fu l'ENI. "La minaccia dell'ENI - dice un documento del ministero inglese dell'Energia - si sviluppa, in molte parti del mondo, nell'infondere una sfiducia latente nei confronti delle compagnie petrolifere occidentali". Il 25 ottobre 1962 il "Financial Times" si chiedeva: "Will Signor Mattei Have to Go?". Due giorni dopo Mattei se ne andava davvero, all'altro mondo.
Un altro pericolo che l'Inghilterra cerc˛ di scongiurare fu l'ingresso dei comunisti nell'area di governo. Nel maggio 1970 un'agente dell'Information Research Department, Julia Vranek, sond˛ alcuni dirigenti del PCI, tra i quali "il pi¨ anglofilo dei dirigenti comunisti italiani, Giorgio Napolitano"; in seguito, arriv˛ a Roma una delegazione del ministero britannico della guerra, allo scopo di discutere coi servizi servizi dei Carabinieri "le questioni legate alla sicurezza interna del paese". Qualche anno dopo, il 6 maggio 1976, un memorandum segreto del Foreign Office prefigur˛ una "azione a sostegno di un colpo di Stato o di una diversa azione sovversiva", raccomandando di "tenerne conto sia a Londra sia nel corso degli incontri con gli americani, i tedeschi e i francesi". Il 16 marzo 1978, quando Andreotti si present˛ alle Camere per ottenere la fiducia ad un governo di "solidarietÓ nazionale" che avrebbe incassato l'appoggio esterno del PCI, si profil˛ la minaccia paventata dagl'inglesi. Ma nello stesso giorno Moro fu sequestrato e la "solidarietÓ nazionale" finý un anno dopo la sua eliminazione. "Dal punto di vista delle conseguenze, la morte di Moro ha avuto lo stesso effetto di un golpe", concludono gli autori del libro.
I quali ne potrebbero scrivere un altro, ripercorrendo le vicende che si sono snodate tra la riunione a bordo del "Britannia" e la quotidiana campagna condotta contro Berlusconi da quelli che quest'ultimo definý come "ambienti anglosassoni", fino all'intervento decisivo di un presidente che quarant'anni prima era considerato come "il pi¨ anglofilo dei dirigenti comunisti italiani".

Inserita il 18/05/2012 alle 12:02:39      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico