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Romolo Gobbi, Un grand peuple élu. Messianisme et antieuropéanisme aux Etats-Unis des origines à nos jours, Parangon, Lyon 2006

Romolo Gobbi, già docente di Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici all’Università di Torino, scrisse questo libro per la casa editrice Rizzoli, presso la quale aveva già pubblicato Il mito della Resistenza e Figli dell’Apocalisse. Ma alla consegna del manoscritto, alla fine del 1999, l’editrice milanese dettò all’autore una condizione non prevista: al testo doveva essere aggiunta una seconda parte, redatta da un esponente del pensiero “politicamente corretto”, sull’antiamericanismo degli Europei.
Tale argomento, in verità, non viene ignorato nel libro di Gobbi, dal quale appare come la critica all’americanismo si sia sviluppata in Europa dopo la prima guerra mondiale, in particolare nell’Italia fascista. Su posizioni ben diverse si attestò invece, in generale, la cultura di sinistra, dall’Ideologia tedesca di Marx ed Engels fino a Lenin (il quale sosteneva che “bisogna introdurre in Russia lo studio e l’insegnamento del sistema Taylor, sperimentarlo e adottarlo sistematicamente”) e fino al Gramsci di Americanismo e fordismo, che, rendendo omaggio all’individualismo economico e allo Stato liberale, fustigava l’antiamericanismo, “comico, prima di essere stupido”, del “piccolo borghese europeo (…) filisteo di paesi conservatori che imputridiscono nella palude stagnante del luogo comune della grande tradizione e della grande cultura”.
Fatto sta che Romolo Gobbi respinse il diktat della Rizzoli e si rivolse altrove, finché, dopo tre anni di inutili tentativi, il libro vide la luce presso un piccolissimo editore milanese col titolo America contro Europa. L’antieuropeismo degli americani dalle origini ai giorni nostri. Ne seguì una ristampa nel 2003.
La recente edizione francese – dovuta a un editore che ha pubblicato Serge Latouche e Vandana Shiva – dà modo all’autore di aggiornare il testo con ulteriori considerazioni: l’aggressione occidentale all’Iraq viene inquadrata nel più generale “scontro di civiltà” teorizzato dagli ideologi della Casa Bianca, per cui gli eventi in corso nel Vicino Oriente assumono il carattere, a malapena mascherato, di una “guerra santa” dell’Occidente contro il “terrorismo islamico”, nuova epifania del Male assoluto. Questa concezione parateologica, nella quale si potrebbe vedere una versione parodistica dell’escatologia biblica, trae origine da quel fanatismo apocalittico che i Padri Pellegrini hanno lasciato in eredità alla politica statunitense e che ispira l’odierno egemonismo degli USA. Nei concetti espressi da Bush e posti in evidenza da Gobbi (l’amore statunitense per la libertà è “il dono di Dio all’umanità”, la missione degli USA consiste nel “liberare il mondo dal Diavolo” ecc.) riemerge infatti quella dottrina del “popolo eletto” che i Pilgrim Fathers avevano desunta dall’Antico Testamento e dalle Apocalissi ebraiche. Tale dottrina aveva consentito ai colonizzatori del Nordamerica di identificarsi col biblico “popolo d’Israele” e di reclamare per sé la “terra promessa” del Nuovo Mondo, sterminando i Filistei e gli Amaleciti del luogo, l’autoctona popolazione pagana che il “Dio d’Israele” aveva destinata alla distruzione e alla dannazione eterna.
È dal medesimo quadro ideologico che trae linfa l’antieuropeismo dei Nordamericani: l’Europa, la peccaminosa “terra d’Egitto” che il “popolo eletto” si è lasciata alle spalle passando il Mar Rosso (cioè l’Atlantico), è un mondo di corruzione che partorisce mostri spaventosi. Alla categoria classica della politica (la dualità “amico-nemico”) gli USA hanno sostituito “le antiche immagini apocalittiche del nemico assoluto, dell’Anticristo e della sua barbarie”. Così nel decennio che precede la prima guerra mondiale Theodor Roosevelt può designare apertamente la Germania e la Russia (nonché il Giappone) come bastioni della barbarie e proclamare: “Noi stiamo ad Armageddon e combattiamo per il Signore”; nel 1943 il vicepresidente Henry Wallace può scrivere che “Satana sta cercando di riportare la gente comune di tutto il mondo nella schiavitù e nelle tenebre, perché la cruda verità è che la violenza predicata dai nazisti è la stessa tenebrosa religione del Diavolo”; nel 1980 Ronald Reagan può dirsi certo che la battaglia di Armageddon fra Cristo e le forze di Satana (l’”impero del Male” sovietico) avverrà di lì a poco, ma Cristo avrebbe “incontrato a mezz’aria” lui e il ristretto gruppo dei veri credenti, per poi riaccompagnarli “glorificati” sulla terra dopo il massacro. D’altronde i settantacinquemila Born Again Christians, che esercitano un’influenza decisiva sull’attuale amministrazione, sono persuasi che “in un momento imprecisato del prossimo futuro Gesù Cristo apparirà tra le nubi e in un battito di ciglia, come dice la Bibbia, porterà in cielo tutti i cristiani”.
Dopo di che, prima di parlare della lotta dell’Occidente contro il fondamentalismo religioso, sarà opportuno pensarci due volte.

Inserita il 08/07/2007 alle 17:37:47      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico