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Roman Rosdolsky, Friedrich Engels e il problema dei popoli "senza storia", Graphos, Genova 2005

Attraverso una disamina degli articoli di Engels apparsi sulla “Neue Rheinische Zeitung”, lo studioso e militante comunista ucraino Roman Rosdolsky (1898-1967) ricostruisce la concezione engelsiana dei “popoli senza storia”, ossia di quelle nazionalità dell’impero austriaco (cechi, slovacchi, sloveni, croati, serbi, ruteni, romeni) che, dopo “mille anni di soggiogamento” da parte di tedeschi e ungheresi, col comportamento tenuto nella rivoluzione del 1848-’49 riconfermavano la loro “natura controrivoluzionaria”. Se “nel 1848 i tedeschi e i magiari hanno preso l’iniziativa storica” e quindi “rappresentano la rivoluzione”, le altre nazionalità e gli slavi del sud in particolare “rappresentano la controrivoluzione”: questo, in sintesi, il giudizio di Engels, espresso con le sue stesse parole. D’altronde, che altro sono le nazionalità slave dell’impero, se non “nazioni morenti”, “residui di popoli” che il progresso storico ha lasciato ai margini del suo cammino? Logico, quindi, che questi scarti della Storia, la cui unica missione consiste nel “perire nell’universale tempesta rivoluzionaria”, diventino i “sostenitori fanatici della controrivoluzione”. Tranne alcune eccezioni, dunque, “nessun popolo slavo ha un futuro, per la semplice ragione che a tutti gli slavi mancano le elementari condizioni storiche, geografiche, politiche e industriali dell’indipendenza e della vitalità”. Alla teoria che contrappone popoli “storici” e “non storici”, civili e barbari, rivoluzionari e reazionari (teoria che Roman Rosdolsky riconduce alla concezione hegeliana secondo cui la storia universale risulta dalla dialettica degli spiriti nazionali particolari) il pensiero di Engels collega l’assioma dell’egemonia della Germania rivoluzionaria nell’Europa centrale e sudorientale. Con l’espansione del modo di produzione capitalistico, “per sua essenza cosmopolita come il cristianesimo” (Marx), anche i “piccoli popoli primitivi” cesseranno di essere “masse di manovra dello zarismo” (Engels), cioè del nemico principale dell’unificazione tedesca. Perciò, fermamente convinti dell’inferiorità dei russi e degli altri popoli slavi, Engels e Marx riconoscono soltanto alle “nazioni civili” (ai tedeschi, agli ungheresi, agli italiani e, sola eccezione tra gli slavi, ai polacchi) il diritto all’autodeterminazione. “Nelle loro riflessioni e nei loro sentimenti, - spiega Rosdolsky – l’idea dell’egemonia della rivoluzione tedesca si confondeva con l’idea dell’egemonia dei tedeschi nell’ambito danubiano, basata su una ‘storia di millenni’”.
Altri due scritti di Rosdolsky, più brevi, (La “Neue Rheinische Zeitung” e gli ebrei e Stalin e la fusione dei popoli nel socialismo) vengono pubblicati in appendice. Il primo si occupa della posizione che la “Neue Rheinische Zeitung” assunse nei confronti di quel particolare gruppo umano che per Marx ed Engels non costituiva una nazionalità, ma una setta, essendo il “residuo anacronistico di un antico popolo mercantile”, ossia gli ebrei, qualificati da Engels come “la razza più sporca che esista”, “espressione perfetta del commercio sordido, della spilorceria e del sudiciume” e dal suo collaboratore Müller-Tellering come “democratica canaglia”, “la specie più bassa di borghesi e i più sudici mercanti”. “Quelli che voi chiamate borghesi – scrive Müller-Tellering in una corrispondenza da Vienna – qui sono gli ebrei, che si sono impadroniti della direzione democratica. Ma questo ebraismo è dieci volte più abietto della borghesia dell’Europa occidentale, in quanto, sotto la sua ingannevole maschera democratica, che porta il suggello della borsa, inganna i popoli [dell’Austria], così da condurli direttamente al dispotismo affaristico”.
Il fatto che Rosdolsky liquidi sbrigativamente le notizie fornite da Müller-Tellering a Marx ed Engels come una manifestazione del “socialismo degli imbecilli”, ossia come un triviale “umore anticapitalistico ingenuo degli strati arretrati del popolo”, ha indotto Cesare Saletta ad approfondire la questione in un “annesso” intitolato Judaica. Appunti critici sull’Appendice I, dove i giudizi della “Neue Rheinische Zeitung” sugli ebrei vengono ricondotti a una percezione più diffusa e più antica. “Tanto per essere chiari: - scrive Saletta – la percezione che quegli uomini di sinistra, o anche semplicemente liberali e moderati, avevano dell’ebreo era siffatta da ispirare loro un concetto di lui che lo caratterizzava come colpito in profondità da una vera e propria degradazione morale; e di questo stesso concetto – fa notare Saletta - non mancano le tracce anche nel Settecento illuminista, riformatore e rivoluzionario”.
All’”annesso” di Saletta ne segue un altro, La lotta di Lenin contro lo sciovinismo grande-russo (1917-1923); ne è autore Corrado Basile, che assieme a Francesco Aloe ha compilato l’accurata biografia di Roman Rosdolsky collocata all’inizio del volume.

Inserita il 08/07/2007 alle 17:32:58      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico