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Dinamica politica e utopia in Emil Cioran (Tesi di laurea)

Intervista a Claudio Mutti
Parma 16-10-2006


Marco Grancagnolo: “Caro professor Mutti, Lei è uno dei maggiori studiosi della storia della Romania interbellica e uno stimato conoscitore del Movimento Legionario. Ha scritto tra l’altro importanti articoli sulla Rivoluzione Conservatrice in Romania e soprattutto l’opera Le penne dell’Arcangelo – Intellettuali e Guardia di Ferro, nella quale descrive i rapporti dei principali intellettuali romeni della Generazione del ’27 (Cioran, Eliade e Noica) con il fenomeno legionario della Guardia di Ferro. Per quanto riguarda Cioran, Lei ha avuto la fortuna di conoscere suo fratello minore, Aurel Cioran. Che cosa ci può riferire?”

Claudio Mutti: “Aurel Cioran mi ha raccontato un avvenimento particolare: in gioventù, egli aveva concepito l’intenzione di intraprendere la vita sacerdotale, sulla scia del padre. Ma, dopo che ebbe comunicata questa sua decisione alla famiglia, Emil lo prese da parte e per un notte intera cercò di persuaderlo a ritornare sui suoi passi, e concluse dicendo: ‘Se perseveri con questa tua idea di farti prete, non ti rivolgerò più la parola’. Fatto sta che Aurel rinunciò ai voti…”

Marco Grancagnolo: “Schimbarea la faţă a României” (La Trasfigurazione della Romania) è un libro di Cioran che difficilmente verrà mai tradotto in francese o in italiano, per il fatto che è un libro antisemita. Lei, che lo ha potuto leggere, che cosa ci dice dell’antisemitismo di Cioran?”

Claudio Mutti: “Il termine antisemitismo è estremamente improprio. Quella semitica è una famiglia etno-linguistica che comprende popoli scomparsi e popoli ancora esistenti: Accadi, Babilonesi, Assiri, Fenici, Arabi ecc. Oggi sono gli Arabi il gruppo più numeroso di tutta la famiglia semitica. Quanto agli Ebrei, forse sono soltanto gli Ebrei sefarditi a poter vantare un’origine semitica che li collega agli Ebrei dell’antichità biblica. La parte largamente maggioritaria dell’ebraismo mondiale, ossia gli askenaziti, non sono affatto semiti, ma discendono verosimilmente dai Cazari, un popolo turanico che, dopo essersi stanziato tra il Mar Nero, il Caucaso e il Caspio, nel secolo X si convertì in gran parte al giudaismo. Gli ebrei dell’Europa orientale, e quindi anche gli ebrei che dalla Galizia emigrarono in massa nei territori romeni, sono probabilmente discendenti dei Cazari. Dunque non possono essere chiamati antisemiti i Romeni che si sono opposti alla massiccia presenza ebraica sulle loro terre e al monopolio instaurato dagli ebrei in importanti settori della vita sociale ed economica romena. La posizione espressa da Cioran nel capitolo IV di Schimbarea la faţă a României rientra dunque in una tradizione che risale al più grande poeta romeno, Mihai Eminescu, e caratterizza tutta quanta la cultura romena, compresa quella che tra le due guerre si espresse con la cosiddetta ‘giovane generazione’. In Schimbarea la faţă a României la polemica contro gli ebrei presenta quella tipica propensione cioraniana all’eccesso e al lirismo, per cui vi leggiamo espressioni di questo tipo: discendenti da un’altra specie di scimmie…, l’ebreo è prima ebreo e poi uomo…, vittime di una colpa la cui responsabilità non è che del loro Dio…, se fossi ebreo mi suiciderei sui due piedi… ecc. ecc.

M. G.: “Quali furono i rapporti tra Cioran e la Guardia di Ferro?”

C. M.: “Dopo il secondo conflitto mondiale, Cioran ha cercato di minimizzare il suo impegno nella Guardia di Ferro, e ciò per ragioni facilmente comprensibili. In realtà l’adesione di Cioran al Movimento Legionario va ben al di là di quanto egli voglia farci credere. Lo testimonia, ad esempio, questa foto che lo ritrae insieme a Codreanu, vestito della tipica divisa della Guardia di Ferro. Cioran inviò a Codreanu una copia con dedica di Schimbarea la faţă a României; il Capitano gli rispose con un biglietto in cui diceva di apprezzare altamente la passione rivoluzionaria con cui l’autore difendeva l’idea di una ‘trasfigurazione’ della Romania. D’altra parte, nel breve periodo in cui la Guardia di Ferro si trovò al potere, fu proprio Cioran a commemorare Codreanu alla radio nazionale, con una rievocazione intitolata ‘Profilo interiore del Capitano’.
Per quanto riguarda invece la particolare posizione ideologica del Cioran degli anni romeni, non si può dire che essa coincida con quella del movimento legionario. Quest’ultimo era permeato di una profonda religiosità ispirata all’Ortodossia (benché nei suoi ranghi trovassero posto anche militanti di confessione greco-cattolica e perfino musulmana); Cioran era invece animato da uno spirito futurista che lo portava a disprezzare la spiritualità bizantina, coi suoi ‘santi dal volto idiota’ (sic).”

M. G. “La religione come ‘oppio dei popoli’? Quali analogie e differenze possiamo indicare tra un anticapitalismo di derivazione nazionalista, come quello della Guardia di Ferro, e l’anticapitalismo dei comunisti, ispirato a una dottrina materialista?”

C. M. “Cioran non negò mai l’esigenza di assoluto che è presente nell’essere umano; anzi, in lui agiva una forza spirituale che avrebbe potuto farne un autentico mistico.
Quanto alla Guardia di Ferro, la sua dottrina era lontana anni luce dal marxismo e dalle altre ideologie materialiste partorite dalla cultura occidentale nel XIX secolo. Per il movimento legionario, la storia è il prodotto della preghiera, del sacrificio e dell’eroismo. Per il marxismo invece la storia è il risultato dei rapporti di classe e procede secondo uno sviluppo dialettico che giungerà al capolinea con l’instaurazione della società comunista.
Anche sul piano della lotta rivoluzionaria le due prospettive si diversificano profondamente: mentre il marxismo vede nella lotta di classe il mezzo per l’affermazione del comunismo, il nazionalismo anticapitalista semmai trasferisce la lotta di classe sul piano internazionale, dove i popoli diseredati lottano contro le plutocrazie usuraie e sfruttatrici.
Resta comunque il fatto che sia i comunisti sia i nazionalisti condividevano una dottrina antidemocratica e anticapitalista; ma in Romania il nazionalismo era avvantaggiato dal fatto che agiva in un contesto sociale e culturale caratterizzato da un fortissimo radicamento tradizionale. Ciò spiega come mai in Romania (e in altri paesi dell’Europa centrale) siano stati i nazionalisti, e non i marxisti (che d’altronde erano quasi inesistenti), a guidare le lotte degli oppressi e dei diseredati.

Inserita da Marco Grancagnolo il 12/12/2006 alle 16:28:18      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico