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Cent'anni di collaborazionismo

Il 22 settembre scorso “Le Monde” ha pubblicato un accorato appello affinché “le 27 democrazie che compongono l’Unione Europea definiscano una strategia più attiva per aiutare la Georgia a recuperare pacificamente la sua integrità territoriale e ad ottenere il ritiro delle forze russe illegalmente presenti sul suo suolo”. L’appello, che richiama esplicitamente alcuni eventi storici quali “la vergogna del patto germano-sovietico e degli accordi di Monaco” e mira quindi a stabilire un parallelo tra la Russia attuale e il Terzo Reich, è firmato, oltre che da Vaclav Havel, anche e soprattutto da alcune “elette” personalità della cultura e della politica, quali Daniel Cohn-Bendit, André Glucksmann, Bernard-Henri Lévy, Adam Michnik ecc. ecc.
Un particolare tocco di nobiltà è conferito al suddetto appello da S.A.I.R. l'on. dott. Otto von Habsburg, presidente d'onore dell'Unione Paneuropea Internazionale, Medaglia d'Oro della Resistenza antinazista e laureato honoris causa presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Già in passato Sua Altezza si è distinto nella lotta a favore dell' "autodeterminazione dei popoli", come quando, assieme all’eletto collega on. Daniel Cohn-Bendit, si attivò nel 1998 per sostenere i secessionisti in ogni parte della Jugoslavia.
Ormai prossimo alla soglia dei cento anni di età, S.A.I.R. non è più il "glamour boy" delle cronache politico-mondane dell'America rooseveltiana, la terra promessa nella quale l'11 giugno 1940, esule dall'Europa perché imputato per alto tradimento, era stato festosamente accolto dalla Jewish Foreign War Veterans of America; non è più quel giovane guerriero che, non essendo riuscito ad organizzare un Austrian Battalion da inviare con le truppe USA contro la Germania e l'Italia, dovette accontentarsi di schedare diligentemente i giornali e i periodici ungheresi fascisti e filofascisti per conto del Ministero della Giustizia statunitense, in attesa che la caduta di Horthy e poi dello "psicopatico" Szalasi (così lo ha definito) gli consentissero di insediarsi a Budapest come Re dell'Ungheria liberata; e nemmeno è più quel "Clark Gable of European royalty" che in Colombia partecipava ai concorsi di bellezza.
Tuttavia S.A.I.R. il dottor Asburgo conserva buona parte di quelle energie e di quello spirito combattivo che durante il periodo della guerra fredda avevano fatto di lui un "commesso viaggiatore della propaganda antisovietica", come lo definì la "Pravda", ovvero un instancabile giramondo al servizio del "mondo libero", un "apolide innocente come gli ebrei", secondo una definizione che ne diede Simon Wiesenthal.
Passato Wiesenthal a migliore o a peggior vita, la specialità della caccia alla selvaggina nazista sembrerebbe essere stata ereditata dal novantacinquenne Otto d'Asburgo, il quale ha dato prova del suo fiuto riuscendo a scovare pericolosi nazisti addirittura... in Serbia.
Infatti, dovendo produrre argomenti decisivi contro Belgrado e il suo diritto di esercitare la sovranità sul territorio serbo, S.A.I.R. ricorre all'arma micidiale dell'accusa di "antisemitismo". Avvalendosi di una settantennale dimestichezza con gli ambienti statunitensi e richiamandosi ad una "documentazione solidamente fondata e custodita nel Texas" (sic), il successore di Wiesenthal rovista nell'armadio serbo e ne fa uscire gli scheletri: "il primo ministro serbo Marshall (sic) Nedic - ci rivela l'Asburgo scrivendo su una rivista sammarinese che si vorrebbe europeista - si recò da Eichmann per comunicargli che la Serbia era 'ripulita' dagli ebrei". Questo "olocausto" in salsa balcanica è privo di testimoni, per il semplice motivo che i testimoni, stando a quel che afferma S.A.I.R. in base ai documenti texani, "venivano strangolati" regolarmente da tenebrosi strangolatori serbi. Il genocidio ha avuto il suo coronamento quando il primo ministro Djindjic è stato assassinato, "poiché era in parte ebreo".
Per valutare la situazione politica dell'ex Jugoslavia, spiega S.A.I.R. , è fondamentale sapere che i gruppi etnici non serbi "si sono prodigati in modo particolare a favore dei profughi e degli uomini perseguitati dai nazional-socialisti".
Ma se c'è uno che si è dato da fare in favore dei perseguitati dal nazismo, questi è proprio Sua Altezza, poiché, come fece notare a suo tempo il cardinale Ratzinger, "il concistoro ebraico internazionale conferma che il dott. Otto d'Absburgo ha salvato oltre 10.000 ebrei dagli artigli dei nazionalsocialisti". In che modo? Prima falsificando migliaia di passaporti portoghesi da consegnare agli ebrei della Francia occupata; poi recandosi nella Repubblica Dominicana assieme all'eletto avvocato nuovaiorchese James Naumburg-Rosenberg onde ottenere da Rafael Trujillo 3.000 visti per altrettanti ebrei; quindi ottenendone altri 2.000 da Batista e altri ancora da Chang Kai Shek.
Il dottor Asburgo merita dunque davvero il titolo di "giusto tra le nazioni". Come si può leggere nella "biografia autorizzata" compilata da Stephan Baier ed Eva Demmerle (pubblicata dallo stesso editore del mensile italiano sul quale sono apparse le sconvolgenti rivelazioni di cui sopra), due giorni dopo l'Anschluss S.A.I.R. si consigliò coi suoi principali consiglieri e collaboratori (Martin Fuchs, Georg Bitter, Georges Mandel et alii ejusdem generis) e decise di presentare il progetto di un governo austriaco in esilio ad una povera e perseguitata famiglia di banchieri: quella dei Rothschild, dalla quale ricevette "sostegno finanziario e tecnico".

Inserita il 27/09/2009 alle 12:37:37      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico