PAGINA INIZIALE
................................
  ARTICOLI E SAGGI
................................
  POLEMICHE
................................
  INTERVISTE
................................
  RECENSIONI
................................
  BIBLIOGRAFIA
................................
  [ admin ]
Chi prega per il fratello Alessandro?

In un libro su Constantin Noica apparso per ora soltanto in versione romena (Filozofie si nationalism. Paradoxul Noica, Bucarest 1998), Alexandra Laignel-Lavastine riconosce generosamente "serietà" e "rigore" al nostro saggio Le penne dell'Arcangelo, un capitolo del quale si occupa per l'appunto di Noica; tuttavia la studiosa francese, avvertendo l'esigenza di riequilibrare una valutazione che rischiava di essere troppo positiva, non trova di meglio che definire "partigiani" i nostri commenti e invitare alla "prudenza" i lettori delle Penne dell'Arcangelo. Sarà anche vero, Madame, che l'autore non è riuscito a nascondere la propria simpatia per l'oggetto del suo studio; ma da che pulpito... Ci era noto il Suo scritto Le jeune Cioran: de l'inconvenient d'avoir été fasciste, il cui leggiadro titolo è un programma già di per sé; e ora la Sua approfondita e documentata disamina del "paradosso Noica" ci viene a confermare che Lei è ben lungi dall'essere esente da pregiudizi partigiani. Infatti che cos'altro è, se non un tipico pregiudizio ideologico, quel richiamo all'ideologia dei diritti dell'uomo che figura nel primo capitolo del Suo libro e La induce alla pretesa di poter misurare Noica e la situazione romena col metro di Carta 77 e di Solidarnosc?
Per vari motivi, la posizione di Madame Laignel-Lavastine nei confronti di Noica ci ha riportato alla mente quella di Madame Monica Lovinescu, che il 26 ottobre 1990 dai microfoni di Radio Europa Libera obiettava ai Mani del filosofo: "Io non prego per il fratello Alessandro".
Il discorso radiofonico dell'esule anticomunista veniva subito pubblicato sul periodico romeno "22", che deriva tale titolo dal 22 dicembre 1989, data d'inizio della "rivoluzione" che abbatté il regime di Ceauçescu. Il settimanale "22", edito da un "Gruppo per il dialogo sociale" facente capo alla famigerata "Fondazione Soros per una Società Aperta", è una tribuna dell'intellighenzia occidentalista che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dei "poteri forti" internazionali; leggiamo infatti nell'annuario sionista "Antisemitism World Report" del 1997 (al capitolo Romania) che i periodici "22" e "Dilema" costituiscono "due considerevoli eccezioni" nel panorama della stampa romena. "22", in particolare, traduce articoli da "Time" e da "Newsweek"; presenta al pubblico romeno le idee dei vari maîtres à penser del mondialismo (Henry Kissinger, Adam Michnik, François Fejtö alias Ferenc Fischel, Bernard Levin ecc.); divulga i princìpi della filosofia di Popper e del suo brillante allievo George Soros; pubblica articoli sulla "identità giudaica nella nuova generazione". Infine, "22" è attivamente impegnato a sostenere ideologicamente i piani del Fondo Monetario Internazionale e la politica delle alienazioni dei beni pubblici: in occasione della privatizzazione della Rodipet, "22" uscì con un supplemento gratuito di otto pagine finanziato dalla "Commissione per la Democrazia", cioè dall'USIS.
Due anni dopo aver dato spazio alle rampogne di Monica Lovinescu, "22" ritornò alla carica pubblicando il Dossier Constantin Noica del critico letterario Adrian Marino, che, pur riecheggiando infelicemente il titolo dello scandalistico Dossier Mircea Eliade fabbricato a Gerusalemme, nonostante tutto usava modi e toni alquanto diversi nel prendere in esame l'affare Noica, ovvero la questione dei rapporti del filosofo col regime nazionalcomunista. Dal Dossier Constantin Noica, ripubblicato nel 1996 "con l'appoggio della Fondazione Soros per una Società Aperta" e con un titolo più pudico (Il caso Constantin Noica) riportiamo alcuni brani.
"(...) Egli è stato il più rappresentativo uomo di cultura romeno degli ultimi decenni che si sia trovato al centro di una controversia: "accusato" e "difeso" dall'accusa di aver "collaborato" col passato regime. Il problema essenziale, che trasforma un "caso" particolare in un caso generale, rappresentativo, è quindi il seguente: come può sopravvivere culturalmente e socialmente uno spirito creativo in pieno regime totalitario, dal quale tutto lo separa: sia il passato sia la formazione cultural-ideologica, per non parlare degli anni di carcere. Ma prima di 'istruire' un 'processo' - contro Constantin Noica o contro altri che si siano trovati più o meno nella stessa situazione tragica - prima di accusare una persona, chiunque essa sia, è necessario andare alle cause, all'essenziale. "
Le cause, l'essenziale, secondo Adrian Marino stanno nella natura terroristica e costrittiva del sistema totalitario; le concessioni, gli adattamenti, i compromessi e le collaborazioni sono solo gli effetti di tale sistema. Quanto alla formula di Gabriel Liiceanu, che ha caratterizzato il rapporto di Noica col regime definendo il proprio maestro come "tollerato e mai beneficiario", Adrian Marino accetta tale definizione, ma ritiene inevitabile porre due domande:
"1. perché il regime totalitario, ceausista, ha "tollerato" tuttavia Constantin Noica? 2. in quali forme si è manifestata, da parte del regime, questa "tolleranza"? Domande molto difficili, in verità, perché comportanto un punto interrogativo molto grande e doloroso: quale "prezzo" - per parlare in maniera metaforica - è stato pagato per questa "tolleranza"? Perché un regime totalitario non dà mai niente "gratis", ma solo per il proprio vantaggio esclusivo, a breve o lungo termine. Non presuppone anch'essa una qualche "collaborazione"? E in particolare, in che cosa è consistita, di fatto? Che sia stata inevitabile, nelle condizioni ben note, si capisce. Ma è stata positiva o negativa? Come si spiega nel caso di Noica? Egli non è stato, beninteso, l'unico. Ma è stato il più rappresentativo, tipico, simbolico tra tutti. E di gran lunga il più noto. E' addirittura il centro del nostro problema."
I punti immediati di convergenza tra la "resistenza culturalista" di Noica e il regime di Ceausescu, dice Adrian Marino, sono stati due:
" Il primo, probabilmente determinante, fondamentale - riguarda l'orientamento 'nazionalista' dei suoi studi, numerosi e appassionati, sul tema dell''essenza romena' e della 'lingua romena', pubblicati dopo la scarcerazione. (...) Constantin Noica, da questo punto di vista, è rimasto continuamente fedele a se stesso. Egli riprese le sue preoccupazioni e le sue idee anteriori nelle nuove condizioni. E queste non erano meno nazionaliste: appello alla tradizione e ai voivodi, alla testa dei quali di era modestamente messo Nicolae Ceausescu, all'indipendenza nazionale, alla pretesa 'resistenza' nei confronti dell'URSS ecc. (...) Equivoca, riconosciamolo - innanzitutto a causa del contesto politico ideologico del paese - era anche una seconda azione, parimenti controversa. Si tratta dei progetti di collaborazione con l'esilio ",

progetti che erano destinati a essere strumentalizzati dal regime e a legittimarlo davanti ai Romeni dell'emigrazione. Questo asserito "cultural-collaborazionismo" di Noica, secondo Adrian Marino, si spiega proprio con la coerenza di pensiero del filosofo, con la sua fedeltà rispetto agli ideali della gioventù.
"Assieme a tutta quanta la sua generazione, a partire da Nae Ionescu, Constantin Noica non ha mai creduto nella democrazia di tipo occidentale, basata sul pluralismo e i diritti dell'uomo, che essi consideravano pure astrazioni razionaliste. (...) Nazionalista, il nostro filosofo lo è stato e lo è rimasto, senza alcun dubbio. Sotto questo profilo, egli poteva guardare con una certa simpatia e comprensione (almeno in parte) gli orientamenti nazionalisti del regime di Ceauçescu. Così come quest'ultimo, a sua volta, poteva 'assimilare' un certo nazionalismo noicista, recuperabile, del tutto o in parte, nel suo senso. Tanto più che, nel frattempo, egli era diventato totalmente inoffensivo dal punto di vista pratico-'opposizionista'. "

L'antidemocrazia e il nazionalismo di Noica, prosegue Marino, danno luogo ad una "diatriba gratuita e fantasista contro la presunta società del bye-bye", a un disprezzo per la decadente "Europa del burro" e ad "altre simili perle"; tutto ciò fa di Noica un esponente di quella "ideologia politica di destra (...) profondamente antioccidentale" che all'epoca di Ceausescu "diventò pubblica in diverse circostanze e fu addirittura incoraggiata".
A questo punto ci si consenta di intervenire con un'obiezione. Marino non può essere contraddetto quando afferma che il regime di Ceausescu rimise in circolazione elementi culturali di destra; sarebbero infatti possibili numerosi esempi. Ma l'ideologia "profondamente antioccidentale" rappresentata da Noica non può essere semplicisticamente ricondotta a una matrice di destra. Per limitarci a un paio di testimonianze autorevoli a nostro sostegno, vogliamo citare una celebre frase del maestro stesso della giovane generazione: "Sono di destra o di sinistra? Non lo so, non mi interessa" (Nae Ionescu, Roza Vanturilor, p. 342). Così come possiamo riportare le espressioni più formali di un dottrinario di rango del Movimento legionario: "Noi, come i fascisti e i nazionalsocialisti, siamo più vicini a quella che è chiamata sinistra, che non a un'ipotetica estrema destra. (...) Quando la stessa rivoluzione russa si nazionalizza intensamente e quella fascista si socializza sempre più profondamente, che senso hanno le etichette desuete di 'destra' e 'sinistra' per poter essere ancora applicate alle azioni e ai regimi politici? Un solo senso: di diversione! 'Sinistra' e 'destra' sono morte assieme all''estremismo'. In Europa come nel nostro paese" (Vasile Marin, Crez de generatie, pp. 26, 213).
E' comunque in un contesto ideologico che si vorrebbe alternativo alla "civiltà occidentale", che Adrian Marino inquadra la denuncia noichiana delle Sei malattie dello spirito contemporaneo o la Lettera a un intellettuale d'Occidente, opere nelle quali il nostro critico vede "parzialità e partito preso", tali da indignare, in particolare e a buona ragione, tutti quei Romeni che "hanno scelto la libertà". A questo elogio involontario del pensiero di Noica segue un altrettanto involontario riconoscimento della sua validità nelle circostanze storiche attuali: "in un contesto diverso, che noi vorremmo democratico e di centro, (...) la continuazione del suo mito e dei suoi orientamenti rischia di diventare adesso, sventuratamente, 'reazionaria' e, al limite, perfino antidemocratica".
Con esplicito riferimento al Dossier di Adrian Marino, un onnipresente mentore sionista della nuova Romania democratica, Zigu Ornea, nel corso di un'intervista rilasciata nel novembre 1992 a "Formula AS" (La nostalgia legionaria rappresenta un pericolo) suonava l'allarme antifascista, suggerendo l'idea di un processo post-mortem sul modello del "celebre caso di Heidegger" e auspicando che gli scritti di Noica venissero debitamente neutralizzati da opportuni commenti di condanna:
" i punti di vista strani, vissuti da noi tutti con un sentimento di estraneità, dell'opera di Constantin Noica degli anni '70 e '80, sono echi delle sue convinzioni filolegionarie, nettamente antidemocratiche (...) assunti acriticamente, questi punti di vista farebbero più male che bene. Perciò io auspico che gli editori e le riviste serie (...) accompagnino sempre gli scritti e le testimonianze di questo genere con un apparato critico serio, di dissociazione, perché altrimenti si alimenta la nostalgia dei giovani (...) "
Dall'"esilio" parigino un compare di Ornea, l'immarcescibile Edgar Reichmann, rilancia l'idea dell'"apparato critico" dalla tribuna di "Le Monde". Su una pagina intera del numero del 21 novembre 1997, Reichmann sottopone a un severo esame la recente produzione libraria romena, a partire dai "cenci nauseabondi" (sic) dell'editoria politicamente scorretta fino al catalogo di una casa editrice rispettabile come Humanitas:
" Senza dubbio si può lamentare il fatto che gli scritti di un Nae Ionescu o di un Constantin Noica, ispiratori di una destra estrema tra le due guerre, non vengano presentati con l'apparato critico che meritano. Per rispettare le 'proporzioni' (ma quali proporzioni possono esservi con queste prese di posizione funeste?), Humanitas pubblica anche il saggio di Leon Volovici sull'antisemitismo di alcuni intellettuali celebri negli anni '30, tra cui Eliade (...) "
Anche Leon Volovici, attualmente ricercatore presso gli Archivi Yad Vashem di Gerusalemme, è emigrato dalla Romania al tempo di Ceausescu. Diciamo "emigrato", non "esule", perché è molto verosimile che Volovici ritenga di aver abbandonato una terra d'esilio, la Romania, per "ritornare" nella presunta terra dei suoi avi. Comunque anche lui, nel suo Nationalist Ideology and Antisemitism pubblicato da Pergamon Press (Oxford 1991) per iniziativa del Centro Internazionale Vidal Sassoon per lo Studio dell'Antisemitismo, dedica a Noica una ventina di pagine, inserendolo nel novero di quegli intellettuali che negli anni Trenta aderirono agli ideali del Movimento legionario e ciononostante negli anni del socialismo
"evitarono qualunque riesame o analisi critica del loro precedente impegno politico. Il problema dell'impegno degli intellettuali nella politica si presentò ancora una volta, con non minore intensità, nei decenni che seguirono la seconda guerra mondiale, con l'instaurazione del regime comunista. Per quanto diversi nei loro presupposti ideologici, entrambi i periodi rivelano una caratteristica comune: il 'tradimento' degli intellettuali nel sostenere incondizionatamente una struttura politica - di destra o di sinistra - che era priva di ogni fondamento nei valori della democrazia e della libertà di pensiero. "
E' ovvio dunque che neanche Volovici prega per il fratello Alessandro...
Ma è altrettanto ovvio che non tutti quegli emigrati (e quei Romeni rimasti in patria) che hanno rifiutato di pregare per il fratello Alessandro possono essere messi nello stesso mazzo coi vari Reichmann e Volovici. E nemmeno sarebbe giusto ritenere che tutti quanti si sentano rappresentati dalle opzioni liberaldemocratiche di Adrian Marino o di Monica Lovinescu. Resta però il fatto che nel mondo diviso in due l'anticomunismo ha sospinto molti tra gli eredi della rivoluzione conservatrice romena a schierarsi, al di là delle divisioni politiche interne all'emigrazione, nel medesimo campo occidentale ed atlantico dei loro ex nemici, eventualmente riservandosi la parte dei più decisi e intransigenti difensori del "mondo libero" nella battaglia contro "l'impero del male". Alcuni intellettuali d'area legionaria si sono trovati costretti al silenzio, al compromesso, alla finzione e alla dissimulazione (è il caso di Eliade) o sono arrivati al punto di praticare il rito dell'abiura (è il caso di Cioran).
Pagando a caro prezzo la propria scelta di restare in patria, Constantin Noica si è sottratto a questo destino, sicché a buon diritto Cioran ha potuto scrivere di lui: "In Romania, Noica ha fatto la parte del conquistatore: è per questo che la sua solitudine non è stata un'abdicazione, bensì un trionfo".

Inserita il 20/01/2007 alle 16:32:27      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico