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Fenomenologia della controiniziazione

La "controiniziazione" e i suoi agenti

Il modo migliore per chiarire preliminarmente il concetto guénoniano di "controiniziazione" consisterà nel riferire i brani più significativi che ad esso vengono dedicati dallo stesso René Guénon.
"Il termine 'controiniziazione' - leggiamo nel Règne de la Quantité - è veramente quello che meglio serve alla designazione di ciò a cui si ricollegano, nel loro insieme e a gradi differenti (...), gli agenti umani attraverso i quali prende corpo l'azione antitradizionale. (...) La 'controiniziazione' (...) non è certo una semplice contraffazione illusoria, ma qualcosa di assolutamente reale nell'ordine che le è proprio, come l'azione da essa effettivamente esercitata non fa che dimostrare; quanto meno, è una contraffazione solo nel senso che imita necessariamente l'iniziazione come un'ombra invertita, anche se la sua intenzione vera non è quella di imitarla, bensì di opporlesi. Questa pretesa, però, è vana per forza di cose, in quanto il dominio metafisico e spirituale, che è al di là di tutte le opposizioni, le è assolutamente interdetto; tutto ciò che essa può fare è di ignorarlo o di negarlo, nell'assoluta impossibilità di oltrepassare il 'mondo intermedio', cioè quel dominio psichico che è d'altronde, e per tutti i versi, il campo privilegiato dell'influenza di Satana, tanto nell'ordine umano quanto nell'ordine cosmico; ma l'intenzione tuttavia esiste, con l'implicito partito preso di andare proprio in senso opposto a quello dell'iniziazione. (...) Non potendo condurre gli esseri agli stati 'sopraumani' come l'iniziazione, né d'altronde limitarsi al solo dominio umano, la 'controiniziazione' li conduce inevitabilmente verso l''infraumano', che è il solo campo in cui risiede il suo potere effettivo" (1).
In relazione a questo argomento rivestono un'importanza particolare le lettere che René Guénon scrisse a Vasile Lovinescu (1905-1984) dal 9 luglio 1934 al 28 gennaio 1940 - lettere che ebbi modo di recuperare a Bucarest ventitré anni fa. Non sono state finora reperite, invece, le missive inviate da Lovinescu a Guénon, cosicché i fatti ai quali Guénon fa riferimento non sempre sono perfettamente comprensibili; ciononostante l'epistolario guénoniano risulta prezioso, perché in una qualche misura illustra le modalità operative delle forze controiniziatiche e ci introduce in situazioni storiche che sembrano esemplificare le seguenti affermazioni del Règne de la Quantité: "Veramente rimarchevoli sono gli sforzi che la 'controiniziazione' dedica all'introduzione dei propri agenti nelle organizzazioni 'pseudoiniziatiche'; costoro hanno il compito di 'ispirarle' all'insaputa dei loro membri ordinari e, spesso, anche dei loro capi apparenti (...) le organizzazioni 'pseudoiniziatiche' sono senza dubbio quelle che attirano maggiormente l'attenzione della 'controiniziazione' e ne fanno l'oggetto dei suoi sforzi più notevoli, proprio perché l'opera che essa si propone, ed in cui in definitiva si riassume tutto il suo modo d'essere, è innanzitutto antitradizionale" (2).
In particolare, nella corrispondenza con Lovinescu vengono esplicitamente indicati come agenti della controiniziazione alcuni personaggi che hanno svolto ruoli diversi sulla scena storica del XX secolo.
Nella lettera del 24 febbraio 1936, ad esempio, ne vengono citati diversi, come il terzo Agha Khan (1877-1957), che nell'anno successivo sarebbe diventato presidente dell'Assemblea generale della Società delle Nazioni; come Henri Deterding (1866-1939), il "Napoleone del petrolio", presidente della Royal Dutch - Shell Oil Company, che meritò il titolo di Sir per aver contribuito alla vittoria dell'Intesa con le forniture di carburante; come David Lloyd George (1863-1945), propugnatore dell'intervento britannico nella Prima Guerra Mondiale e responsabile (con Wilson, Nitti e Clemenceau) dell'assetto mondiale postbellico; come l'altro politico britannico Sir Philip Sassoon (1888-1939), esponente di una cospicua famiglia ebraica in cui la stirpe dei Sassoon si era unita ad un ramo dei Rothschild; come il primo ministro greco Eleftherios Venizelos (1864-1936), che morì a Parigi in quello stesso anno 1936; come il primo ministro francese Georges Benjamin Clemenceau (1841-1929), il feroce nemico della Germania che fu tra gli artefici del trattato di Versailles; come Cornelius Herz (1845-1898), l'affarista franco-americano di origine ebraica protagonista dello scandalo di Panama; come Édouard Herriot (1872-1957), capofila del partito radicale francese, tre volte presidente del consiglio nella Terza Repubblica, candidato al Premio Nobel per la Pace nel 1929; come il Principe Alberto I di Monaco (1848-1922), del quale Guénon sottolinea la connessione con Basil Zaharoff (1849-1936).
Ed è proprio Basil Zaharoff, anzi, Sir Basil Zaharoff, l'esponente della controiniziazione che viene citato più spesso e più a lungo nella pluriennale corrispondenza di Guénon con Lovinescu.


1913: il mancato incontro di Guénon con Zaharoff

Nel capitolo del Théosophisme intitolato La question des Mahâtmas - dove i Mahâtma sono i presunti "Maestri" ai quali si richiama la Società Teosofica - Guénon rievoca un episodio che lo coinvolse personalmente nel 1913, allorché gli venne proposto di entrare in contatto con uno di tali "Maestri" per una questione che aveva poco a che vedere col teosofismo.
"Dal momento che ciò non ci impegnava per nulla, - scrive Guénon - accettammo volentieri, senza peraltro farci molte illusioni sui risultati. Nel giorno che era stato fissato per l'incontro (il quale non doveva affatto avvenire 'in astrale'), si presentò solo un membro influente della Società Teosofica che, arrivato da Londra ove doveva allora trovarsi il 'Maestro', pretese che questi non avesse potuto accompagnarlo nel suo viaggio e trovò un pretesto qualunque per scusarlo. Dopo di allora, non se ne fece più niente ed apprendemmo solamente che la corrispondenza indirizzata al 'Maestro' era intercettata dalla signora Besant. Senza dubbio ciò non prova l'inesistenza del 'Maestro' di cui si tratta; quindi ci guarderemo bene dal trarre da questa storia la benché minima conclusione" (3).
Nella sua biografia di René Guénon, Paul Chacornac (1884-1964) ritorna su questo episodio e scrive quanto segue: "Siccome i diversi protagonisti di questa storia sono tutti scomparsi, non vi è più nulla che impedisca di rivelare che l'affare in questione aveva a che fare con la costituzione dell'Albania in Stato indipendente e con la candidatura del Principe di Wied al trono del nuovo Stato, candidatura alla quale si trattava di rendere favorevoli le organizzazioni sufiche, allora molto potenti in quel paese" (4). Questo fatto, osserva Chacornac, mostra che a quell'epoca vi era chi riteneva che Guénon avesse la possibilità di entrare in contatto "con ambienti generalmente chiusi agli occidentali e forse sufficiente autorità perché un parere proveniente da lui potesse esser preso in considerazione" (5).
Ulteriore luce sull'episodio viene gettata da Jean Reyor, alias Marcel Clavelle (1905-1988), in un dattiloscritto privato del 1963 cui Marie-France James attribuì successivamente il titolo di Document confidentiel inédit (6). "Il famoso 'Maestro R.', - scrive Reyor - che i teosofisti considerano come la reincarnazione del Conte di Saint Germain e che doveva incontrare Guénon per via della candidatura del Principe di Wied al trono d'Albania, altri non era che sir Basil Zaharoff, il ricchissimo 'mercante di cannoni' ed importante agente dell'Intelligence Service, amico intimo della Regina Maria di Romania, zia del Principe di Wied. Il 'membro influente della Società Teosofica' al quale è fatta allusione nello stesso passaggio era Charles Blech, allora presidente della sezione francese della suddetta Società. Alcuni anni più tardi, fu offerta [a Guénon, ndr] una somma davvero niente male per l'epoca, affinché consentisse a non pubblicare il suo libro sul teosofismo" (7).
Che Basil Zaharoff venisse presentato dai teosofisti come una reincarnazione del Conte di Saint Germain, lo afferma implicitamente lo stesso Guénon. "Ho appena osservato un ritratto di Bacone (...) - scrive a Lovinescu in data 25 novembre 1935 - che i teosofisti hanno pubblicato intenzionalmente, in rapporto per l'appunto con la L.C.C. [Liberal Catholic Church, ndr]; fatto alquanto curioso, assomiglia a quello di sir B. Z.! In tutto ciò vi sono sicuramente delle manovre molto tenebrose, e voi non avete torto di ritenere che questa attenzione per la Romania abbia qualcosa d'inquietante..."


Basil Zaharoff

Basil Zaharoff era nato il 6 ottobre 1849 a Muğla, fra i monti dell'Anatolia, da una famiglia che recava il cognome ufficiale di Zacharios o Zacharias e gli aveva impartito il nome Basíleios (Vasilios). Secondo alcuni suoi biografi, si tratterebbe di "cognomi grecizzati, la cui forma originale sarebbe stata Sahar o forse Zohar: che sarebbero autentici nomi ebraici, tanto più che il nome Sahar è abbastanza frequente come cognome ebreo e, se la famiglia emigrata in Russia incominciò a chiamarsi Zaharoff, questo equivarrebbe a Sahar più off, desinenza russa corrispondente ancora a una nuova esigenza" (8). La carriera di Vasilios Zacharias ebbe inizio il 14 ottobre 1877, quando indusse il governo turco ad acquistare un ingente quantitativo di armi dalla ditta inglese Nordenfeldt; e ciò grazie ai suoi rapporti col competente ministro, "del quale aveva fatto la conoscenza in certi circoli e nelle bische" (9), dice pudicamente un suo biografo inglese, Robert Neumann. In seguito Zaharoff riuscì a vendere armi da guerra a tutti gli Stati in conflitto: alla Russia ed al Giappone, all'Argentina ed al Cile, alla Bolivia ed al Paraguay.
Da ciò Ezra Pound trasse ispirazione per il Canto XXXVIII, dove Zaharoff compare sotto lo pseudonimo di Metevsky: "disse agli uni: (...) - gli altri hanno più munizioni (...) - Non comprate, ve le forniremo noi. - Poi passò il confine - e disse agli altri - Di là hanno più munizioni. Non comprate - ve le forniamo noi. - Vickers fece affari d'oro, importò oro in Inghilterra - crebbe il fondo aureo".
"Nel corso della Guerra Balcanica - scriveva nel 1912 il quotidiano francese 'Crapouillot' - Zaharoff ha armato le due parti. Ha sostenuto la Grecia contro la Turchia, la Turchia contro la Serbia e, un anno dopo, la Serbia contro l'Austria" (10).
Nel 1913, all'epoca del mancato incontro con Guénon, l'astro di Zaharoff era al culmine. In Francia il mercante di cannoni aveva acquisito il controllo dell'Union Parisienne des Banques, storicamente associata all'industria pesante, e si era impadronito del quotidiano "L'Excelsior". In quello stesso anno venne insignito della Légion d'Honneur per meriti filantropici.
Nel Canto XVIII Pound dice: "E Metevsky, 'il noto filantropo', - Oppure, secondo i giornali, - 'Il finanziere noto più come filantropo'".


Il Principe di Wied e le regine di Romania

Il trentasettenne Principe Guglielmo di Wied, al quale Zaharoff aveva fornito il proprio sostegno, venne designato Re d'Albania il 28 novembre 1913 dal Consiglio degli Ambasciatori delle Grandi Potenze (Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Austria-Ungheria, Russia). Guglielmo era un principe renano di confessione protestante, la cui candidatura, appoggiata dall'Austria-Ungheria, aveva prevalso su quella di Fuad d'Egitto, sostenuta dall'Italia. Il sovrano designato arrivò a Durazzo il 7 marzo 1914, ma sei mesi dopo, il 3 settembre 1914, dovette ritornare in Germania, perché, in seguito al suo rifiuto di schierare l'Albania a fianco degl'Imperi centrali, Vienna sospese gli aiuti che consentivano al nuovo Stato balcanico di far fronte ai nemici interni ed esterni.
Jean Reyor sbaglia quando scrive che la Regina Maria di Romania (1875-1938) era zia del Principe Guglielmo di Wied, il Re d'Albania. Zia di quest'ultimo era invece la sovrana precedente, Elisabetta di Romania (1843-1916), in quanto era sorella del padre di Guglielmo (che si chiamava Guglielmo come il figlio). Elisabetta di Wied (nota nel mondo delle lettere sotto lo pseudonimo di Carmen Sylva) era salita sul trono di Bucarest nel 1881, quando suo marito, il Principe Carlo di Hohenzollern-Sigmaringen, era diventato re di Romania col nome di Carlo I. D'altronde nel 1913 Maria (Maria di Sassonia-Coburgo-Gotha) non era ancora regina di Romania; lo sarebbe diventata nell'ottobre del 1914 sposando Ferdinando I (1865-1927) e sarebbe rimasta in carica fino al 20 luglio 1927. In seguito avrebbe aderito alla Fede Baha'i, nella quale asseriva di avere scoperto "lo spirito reale di Cristo, così spesso negato e incompreso" (11).


Zaharoff a Bucarest nel 1922

Con la Regina Maria, Zaharoff ebbe sicuramente a che fare sulla fine del 1922, quando arrivò a Bucarest per accordare un prestito allo Stato romeno. "Per lui - scrive il biografo inglese che ho già citato - era soltanto tre milioni di sterline; per l'altra parte invece erano due miliardi di lei (...) Contemporaneamente la Società Vickers [il gigante dell'industria degli armamenti controllato da Zaharoff, ndr] si cointeressava alla Rescitza, la massima impresa dell'industria pesante in Romania" (12).
La Regina Maria, la cui figlia maggiore, un'altra Elisabetta (1894-1956), era da un anno moglie di Giorgio II di Grecia (1890-1947), chiese a Zaharoff di intervenire in favore della famiglia reale ellenica, poiché temeva che il nuovo sovrano dovesse prendere anche lui la via dell'esilio, come già suo padre Costantino I (1868-1923).
Se c'era qualcuno che aveva voce in capitolo in Grecia, questi era infatti Zaharoff, il quale, secondo il "Times", aveva speso almeno 50 milioni di sterline per coinvolgere la Grecia nella guerra a fianco della Triplice Intesa. Siccome Costantino I di Grecia (1868-1923) era cognato del Kaiser, il compito non era stato facile; ma Zaharoff aveva fondato ad Atene un'agenzia di stampa che, diffondendo notizie favorevoli all'Intesa, contribuì alla destituzione del sovrano; a ciò erano seguiti il rientro di Eleftherios Venizelos (1864-1936) e l'ingresso della Grecia nel conflitto. Fu così che Zaharoff meritò di esser nobilitato da Sua Maestà Britannica e diventò Sir Zaharoff.
Un ruolo analogo a quello svolto da Zaharoff ad Atene, lo aveva avuto la Regina Maria a Bucarest: la Romania, che fino al 1916 aveva rifornito di petrolio l'Austria e la Germania, entrò in guerra a fianco dell'Intesa per decisione della nuova sovrana più che per volontà di Ferdinando, il quale, come scrisse A. L. Easterman, "è un uomo tranquillo, pacifico e con un carattere non significativo... Non è lui, ma Maria a governare la Romania" (13).


Bô Yin Râ

Guénon ritorna sull'argomento del suo mancato incontro con Zaharoff nella corrispondenza epistolare con Vasile Lovinescu.
Nella prima metà degli anni Trenta quest'ultimo scriveva su diverse riviste romene, manifestando interesse per le tradizioni orientali e per alcune figure di esoteristi. In particolare, la sua attenzione era attratta dal romanziere praghese Gustav Meyrink (1868-1932), nonché dallo scrittore occultista tedesco Bô Yin Râ, alias Joseph Anton Schneiderfranken (1876-1943), sedicente inviato della cosiddetta "Gran Loggia Bianca" (così veniva chiamata la centrale del teosofismo) e fondatore di un'organizzazione denominata "Grande Oriente di Pathmos".
Venuto a conoscenza, nel 1932, del libro di René Guénon Le Roi du Monde, Lovinescu lo traduce in romeno e chiede all'autore di poterlo pubblicare a puntate su una rivista alla quale vorrebbe dar vita.
Il 16 dicembre 1934 Guénon gli risponde positivamente; però, siccome Lovinescu progetta di tradurre anche Bô Yin Râ, Guénon lo esorta a "prendere tutte le precauzioni opportune affinché nessuno possa pretendere che le due cose siano in qualche misura solidali". Gli scrive inoltre: "Ora, devo dire che quello che penso di Bô Yin Râ non si basa principalmente sul contenuto dei suoi libri; però conosco l'organizzazione alla quale egli è stato ricollegato e che, pur avendo realmente la sua sede da qualche parte in Asia centrale, è d'un livello iniziatico ben poco elevato".
Il 29 settembre 1935 Guénon rincara la dose: "In quanto a quel che vi ho detto di B.Y.R., si tratta davvero di un'organizzazione iniziatica degenerata o deviata, soprattutto per il predominio d'un certo lato 'magico'; ma, in casi del genere, è molto raro che elementi appartenenti alla 'controiniziazione' non ne approfittino per introdursi ed esercitare la loro influenza".
Infine, apprendiamo che Bô Yin Râ era presente all'incontro al quale sarebbe dovuto intervenire anche Zaharoff. "Riflettendo su quello che mi avete scritto circa il 'Maestro dei Balcani', - scrive Guénon a Lovinescu l'11 novembre 1935 - arrivo a ritenere sempre più probabile che il personaggio che mi si doveva far incontrare nel 1913 era già sir B. Z. Non so più se vi ho detto che, in quella circostanza, si trattava della costituzione dell'Albania in Stato indipendente e del possibile intervento, a tale riguardo, di certe organizzazioni islamiche esistenti in quel Paese. Ora, c'è un'altra cosa che è molto curiosa anch'essa: l'appuntamento, al quale alla fine il personaggio non è venuto, era presso uno dei membri dell'organizzazione orientale di cui vi ho parlato a proposito di B.Y.R.; e d'altronde quest'ultimo (che allora non era ancora conosciuto sotto questo nome) quel giorno vi si trovava presente pure lui! Credo proprio che quella sia stata l'unica volta in cui l'ho incontrato, a meno che, tuttavia, non l'abbia visto un'altra volta più o meno in quel periodo; ma non ne sono troppo sicuro, non avendo avuto, allora, alcuna ragione di far particolare attenzione a lui".


Zaharoff, il "Maestro R.", il Conte di Saint Germain

Guénon identifica dunque Zaharoff col "Maestro dei Balcani" di cui gli ha fatto menzione Lovinescu. Da parte sua, Jean Reyor lo identifica col "famoso 'Maestro R.', che in genere i teosofisti hanno considerato come la reincarnazione del Conte di Saint Germain.
"Maestro R." sta infatti per "Maestro Rákóczi", poiché spesso i teosofisti hanno sostenuto che il Conte di Saint Germain appartenesse a questa famiglia dell'aristocrazia ungherese. Alcuni di loro lo hanno identificato col Principe Francesco II Rákóczi (1676-1735), che regnò sulla Transilvania dal 1703 al 1711; altri col suo figlio primogenito Leopoldo Giorgio (1696-1700); altri ancora col terzogenito Giuseppe, Marchese di San Marco (1700-1738). Annie Besant (1847-1933), che sosteneva di aver incontrato il Conte di Saint Germain nel 1896, in un suo libro ne menzionò due "incarnazioni": Francesco II Rákóczi e János Hunyadi (1406-1456).
È interessante notare che queste diverse tesi venivano presentate e discusse, in uno studio di A. J. Hamerster pubblicato a puntate sul periodico "The Theosophist", fra il 1934 e il 1935, ossia negli stessi anni in cui Guénon iniziava a corrispondere con Lovinescu (14).
Ora, da un paio di lettere di Guénon risulta che Lovinescu gli aveva parlato del Conte di Saint Germain, mettendolo in relazione con Lord Rothermere, con la Regina Elisabetta di Romania e con Sir Basil Zaharoff.
“Quanto alle storie del Conte di Saint Germain (...) - scrive Guénon il 9 novembre 1935 - questa identificazione con lord Rothermere è stata per me del tutto inattesa!”
Lord Rothermere è verosimilmente Harold Harmsworth, primo Visconte Rothermere (1868-1940), il proprietario della Associated Newspapers Ltd, noto in particolare per lo sviluppo che lui e suo fratello Alfred diedero al "Daily Mail" e al "Daily Mirror".
“Per quanto concerne la Regina Elisabetta, - prosegue Guénon nella stessa lettera - in passato avevo già udito parlare dei suoi rapporti con cose singolari, sebbene io non abbia serbato ricordi molto precisi in merito; siccome questa storia risale a prima della guerra, potrebbe benissimo avere relazione con ciò cui ho fatto allusione nel Théosophisme... Comunque, sembra proprio che ci siano una o più persone le quali svolgono, in certe circostanze, il ruolo del Conte di Saint Germain; tutto sta a sapere a quale titolo e per conto di chi..."
Il 25 novembre Guénon ritorna sull'argomento e scrive: "La vostra storia riguardo al Conte di S. G. diventa ancor più curiosa di quanto non pensassi in base a quel che mi avete detto l'altra volta, poiché essa conferma delle cose che sospettavo da un bel po' di tempo. Non sembra si possa dubitare che sir B. Z. sia un rappresentante importante di una delle branche della 'controiniziazione'; certuni pensano addirittura che ne sarebbe uno dei capi; ma forse si tratta di un'esagerazione, non essendo probabile che i veri capi svolgano in prima persona un ruolo che li mette in così cattiva luce... Sono arrivato a domandarmi se non fosse di lui che in realtà si trattava nella storia cui ho fatto allusione nel Théosophisme e che aveva un rapporto col costituirsi dell'Albania in Stato indipendente. Che sia stato lui ad essere ricevuto dalla Regina Elisabetta di Romania, a quanto pare nello stesso periodo, o forse in questo caso si tratta di un altro personaggio ancora? In ogni caso, se siete sicuro di ciò che è avvenuto nel 1927, i suoi rapporti con A. B. non possono più essere messi in dubbio".
Con le iniziali A. B. viene qui indicata Annie Besant. Che cosa avesse avuto a che fare la presidentessa della Società Teosofica con Zaharoff, lo vedremo tra poco.


L'entourage teosofista della Regina Elisabetta

Prima, però, sarà opportuno cercar di capire che cosa poteva intendere Guénon parlando dei rapporti della Regina Elisabetta "con cose singolari" (ses rapports avec des choses singulières).
Sicuramente era una cosa piuttosto singolare che la Regina si dichiarasse simpatizzante dei socialdemocratici e fosse favorevole alla forma repubblicana di governo: "l'unica razionale", scriveva la sovrana nel suo diario (15). Oltre a ciò, la Regina Elisabetta era "veggente" e diceva di ricevere dei messaggi angelici (sarebbe stata in comunione intima con lo "spirito" di un non meglio precisato Imperatore Federico).
Elisabetta ebbe come damigella di compagnia la poetessa Elena Văcărescu (1867-1947), la quale, diventata collaboratrice del "Movimento Cosmico" fondato dal cabalista ed occultista Max Théon (1848-1927), nel 1916 sostenne gli sforzi compiuti dalla Regina Maria per schierare la Romania a fianco dell'Intesa; nel 1920 la Văcărescu ottenne una funzione di un certo rilievo alla Società delle Nazioni.
Un'altra celebre scrittrice patrocinata da Elisabetta fu Fanny Seculici, alias Bucura Dumbravă (1868-1926), fondatrice della loggia teosofista di Romania e traduttrice di un libro di Jiddu Krishnamurti (1895-1986), la quale si recò in India per partecipare ad un congresso della Società Teosofica.
Fanny Seculici è citata da Guénon nella lettera a Lovinescu del 25 giugno 1936, nella quale è nuovamente menzionato, fra l'altro, il Conte di Saint Germain. "Ricevo la lettera di uno che ha soggiornato a lungo in Romania e che è stato in relazione con ambienti teosofisti - scrive Guénon -. Facendo degli accostamenti fra quel che mi racconta e quel che già sapevo grazie a voi, sembra davvero che, in occasione del soggiorno di B. Z. e di Mrs. Besant in Transilvania, del quale mi avete parlato, un certo ruolo fu svolto da una certa signora Lazar, di Turda: conoscete questa persona o ne avete sentito parlare?"
È molto probabile che Lovinescu avesse sentito parlare di Elena Lazăr, poiché costei aveva svolto attività teosofista già nel periodo austro-ungarico della Transilvania e successivamente, nel dicembre 1925, aveva partecipato al congresso teosofista di Adyar in India.
"C'è, inoltre, - prosegue la lettera di Guénon - la storia straordinaria di una certa sig.na Lia Braunstein, originaria della Germania (Monaco, probabilmente), la quale si trovava a Bucarest nel periodo della guerra; costei pretendeva di essere in rapporto costante coi 'Maestri' e specialmente con il C.te di S. G.; infine, venne colta da una crisi di follia furiosa a Londra, dove si era recata per dare un concerto (era una musicista) e fu internata in un manicomio. C'è, inoltre, la storia di una sig.na Seculici, che era presidentessa della branca di Bucarest e che morì a Porto Said al ritorno da un congresso ad Adyar; la storia di questa morte è intrecciata con qualcosa che ha a che fare col mio libro sul Théosophisme, ma in un modo che non riesco a chiarire con precisione".
Dalla lettera successiva (è del 28 agosto 1936) si deduce che nello stesso anno del congresso di Adyar (e non nel 1927) Zaharoff e Annie Besant si erano recati in Transilvania. "Ciò di cui vi ho parlato a proposito della sig.ra Lazar - scrive - è accaduto proprio nel 1925, stando a nuove informazioni; ciò dunque sembra proprio corrispondere all'affare del castello di Huniad (château de Huniade)".
Quello che Guénon chiama château de Huniade è il castello di Hunyad (oggi Hunedoara), la località transilvana da cui prese nome il casato degli Hunyadi, al quale appartennero János Hunyadi e Mattia Corvino (1440-1490). Qui, secondo la ricostruzione di Pierre Feydel (che però trascrive in maniera erronea il nome del castello), "Zaharoff (...) procedette a delle 'iniziazioni'" (16).
In un articolo della serie intitolata La Dacie hyperboréenne, pubblicato nel 1937 su "Études Traditionnelles" sotto lo pseudonimo di Géticus, Vasile Lovinescu scrive a proposito di János Hunyadi (“Jean Corvin de Huniade”): "Egli passa per essere stato non solo un rosicruciano, ma un Rosa-Croce" (17). E aggiunge in nota: "I teosofisti ne fanno il loro Conte di Saint-Germain, il che è fastidioso. Ma non è possibile che, avendo compreso certe cose, le abbiano interpretate alla loro maniera fantasiosa? La verità è che forse i tre personaggi di Hunyadi, di Rákóczi e di Saint-Germain furono inviati dal medesimo centro" (18).


Un misterioso progetto di Zaharoff a Bucarest

Questa nota non deve far pensare che il rapporto di Geticus-Lovinescu coi teosofisti si esaurisse in controversie d'ordine teorico. Dalle lettere di Guénon si evince che Lovinescu era molto preoccupato per il fatto che elementi della Società Teosofica desideravano coinvolgerlo in un'iniziativa ispirata da Sir Basil Zaharoff e cooptarlo in un misterioso gruppo in via di costituzione. Lovinescu, occorre ricordarlo, era consulente legale delle Siderurgiche di Rescitza, la ditta romena in cui era penetrata la Vickers dello stesso Zaharoff.
Il 27 gennaio 1936 Guénon scrive al suo corrispondente romeno: "Ma vedo che questo affare B. Z. sembra ancora più serio di quanto pensassi finora; credete che il gruppo progettato trovi gli elementi necessari per costituirsi? Sarebbe veramente pericoloso; d'altra parte, mi chiedo se dobbiate rompere completamente con tutto ciò fin da adesso, o se non sia più utile che possiate ottenere altre informazioni..."
Il 24 febbraio Guénon riprende l'argomento: "Adesso, bisogna aggiungere che ci sono degli Stati occidentali che sono manovrati più direttamente degli altri da organizzazioni dipendenti dalla controiniziazione; e tutto ciò ci riporta esattamente alla vostra storia di B. Z. Capisco che essa vi preoccupi molto, secondo quel che mi dite stavolta, poiché c'è evidentemente qualcosa di anormale in questo modo di cercarvi e di farvi delle proposte; dato che voi non avete sicuramente fatto nulla per provocare tutto ciò, non se ne vede chiaramente il motivo; chissà se le vostre ricerche sulla Dacia non c'entrino in qualche maniera? Quello che, secondo me, è da temere soprattutto, in queste condizioni, è che si cerchi di spiarvi e di seguirvi ovunque andrete. Credo che fareste bene a stare attento; finora non avete mai notato nulla da questo punto di vista?"
Le personalità chiamate a far parte di questo gruppo si trovano elencate in una lista di cui Lovinescu è venuto in possesso; i loro nomi, però, o sono sconosciuti sia a lui sia a Guénon oppure sono stati deformati allo scopo di renderne impossibile l'identificazione.
Tuttavia Guénon si prova a formulare qualche ipotesi: "Non sarei troppo sorpreso - scrive il 27 gennaio - per quanto concerne Macdonald (19), dati i suoi rapporti con Annie Besant (l'aveva incaricata di redigere un progetto di costituzione per l'India); so anche che Lloyd George ha personalmente delle relazioni molto strette con B. Z.; quanto agli altri, non ne posso dir nulla".
Il 6 giugno ritorna sull'argomento: "Le notizie che mi date dei progetti attuali di B. Z. non sono davvero per nulla rassicuranti, una volta di più; sarebbe davvero curioso sapere se sarete designato a far parte di questo gruppo..."
Tra l'altro, lo si apprende dalla lettera del 28 agosto, Zaharoff aveva annunciato l'arrivo di un "Grande Istruttore" in coincidenza con un non meglio precisato "grande evento astronomico".
La persona di cui Zaharoff, a quanto sembra, si serviva come tramite nel tentativo di agganciare Lovinescu è indicata da Guénon con l'iniziale D. Si trattava di Anton Dumitriu (1905-1992), un insegnante di matematica che nel 1934 era diventato assistente al Politecnico di Bucarest. Nel paio di pagine impietose che Mircea Eliade (1907-1986) gli dedica nei suoi diari del 1937, leggiamo fra l'altro: "Sapevo che era teosofo [cioè teosofista, ndr] e si proclamava l'ultima incarnazione del conte di Saint-Germain. Più tardi venni a sapere che era liberale e si interessava di filosofia della scienza. (...) Poi, nel 1946, a Parigi, sentii dire che era venuto anche lui, con una commissione petrolifera. Adesso era molto ricco e aveva chiesto ad alcuni romeni, diventati parigini da tempo: 'Spendendo un milione di franchi all'anno, in quanti anni pensate che potrò comprare Parigi?'" (20).


La scomparsa di Zaharoff

Lovinescu dovette tirare un sospiro di sollievo quando apprese che Zaharoff era morto davvero, dopo che più d'una volta aveva fatto pubblicare sui giornali la falsa notizia del proprio decesso. Il 10 novembre 1936 Guénon gli scriveva: "A proposito di Z., avrete forse notato che, recentemente, era stata fatta spargere la voce che era morente e addirittura morto; non è, d'altra parte, la prima volta e tutto ciò è stato successivamente smentito (...)".
Cito ancora il Canto XVIII di Ezra Pound: "E Metevsky morì e fu sepolto, ufficialmente, - E dal Caffè Yeiner assisté al proprio funerale. - Circa dieci anni dopo quest'incidente - Buona parte della Vickers era sua".
E ancora, il 30 dicembre: "Saprete forse che, 2 o 3 mesi fa, la morte di Z. era già stata annunciata, poi smentita (e non era, quella, la prima volta); ma ora si assicura che è proprio vero (...)".
Infine, 16 marzo 1937 Guénon informava Lovinescu che degli sconosciuti avevano tentato di aprire la tomba di Zaharoff, "probabilmente per assicurarsi dell'identità del corpo".
Sir Basil Zaharoff era deceduto il mattino del 27 novembre 1936 all'Hôtel de Paris di Montecarlo.
L'Hôtel de Paris era suo. Ed anche il Casinò era suo. Dopo aver concluso un patto segreto col Principe Alberto I di Monaco, Zaharoff aveva convinto Clemenceau a stipulare con Sua Altezza una convenzione che sarebbe poi confluita nell'art. 436 della Parte XV del Trattato di Versailles. Il Principato di Monaco aveva così acquisito una totale autonomia; tuttavia, qualora il Casinò di Montecarlo avesse rischiato il fallimento, la Francia si impegnava a salvarlo con un contributo finanziario. Alla morte di Alberto I, Zaharoff si era impadronito della Société des Bains de Mer, che gestiva la bisca del Principato.
Così scomparve dalla scena Sir Basil Zaharoff, il quale, oltre ad essere stato mercante di cannoni, banchiere, petroliere, magnate della stampa, superbiscazziere, filantropo, agente dello spionaggio britannico, nonché ciarlatanesca reincarnazione del Conte di Saint Germain, aveva svolto, secondo René Guénon, un ruolo di primo piano nel campo della controiniziazione.








1. René Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, Edizioni Studi Tradizionali, Torino 1969, pp. 233, 291, 315-316.
2. René Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, cit., pp. 292-293.
3. René Guénon, Il teosofismo. Storia di una pseudoreligione, vol. I, Edizioni Delta Arktos, Torino 1987, p. 59.
4. Paul Chacornac, La vie simple de René Guénon, Les Éditions Traditionnelles, Paris 1958, p. 63.
5. Paul Chacornac, op. cit., ibidem.
6. Marie-France James, Ésotérisme et Christianisme autour de René Guénon, Nouvelles Éditions Latines, Paris 1881, p. 307 nota e passim.
7. Jean Reyor (Marcel Clavelle), Documento confidenziale su René Guénon, Edizioni Al-khâtamu al-dhahabiyy, Al-Qâhira s. d.
8. Robert Neumann, Vita di Sir Basilio Zaharoff, Mondadori 1948, pp. 17-18.
9. Robert Neumann, Vita di Sir Basilio Zaharoff, cit., p. 27.
10. Shaykh Abdalqadir As-Sufi, Tecnica del colpo di Banca, Le Rocce di Korsan, Genova 2002, p. 53.
11. Shoghi Effendi, God Passes By, Bahà'ì Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1944, p. 392.
12. Robert Neumann, Vita di Sir Basilio Zaharoff, cit., p. 196.
13. A. L. Easterman, King Carol, Hitler and Lupescu, Victor Gollancz Ltd, London 1942, p. 23.
14. A. J. Hamerster, The Count de Saint Germain: Who he was, "The Theosophist" (Theosophical Publ. House, Adyar, Madras), ott. 1934, pp. 66-72; nov. 1934, pp. 141-150; dic. 1934, pp. 290-292 e 589; maggio 1935, pp. 120-127; giugno 1935, pp. 240-247.
15. Eugen Wolbe, Carmen Sylva, Leipzig 1933, p. 137.
16. Pierre Feydel, Aperçus historiques touchant à la fonction de René Guénon suivis d'une Étude bio-bibliographique, Arché, Milano 2003, p. 86 nota 208.
17. Geticus, La Dacia iperborea, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1984, p. 64.
18. Geticus, La Dacia iperborea, cit., p. 64 nota.
19. "All'epoca del ministero Ramsay Mac Donald [1866-1937, ndr], M.me Besant elaborò un progetto costituzionale per l'India e lo inviò al governo; questo progetto, che si ispirava allo stesso spirito che portò alla costituzione del 'Congresso Nazionale Indù', sembra non aver avuto seguito, almeno fino ad oggi; ma il fatto riveste un significato tutto particolare se si pensa che i veri Indù annoverano proprio Ramsay Mac Donald nel numero dei 'nemici brutali e grossolani dell'India'" (René Guénon, Il teosofismo. Storia di una pseudoreligione, cit., vol. II, p. 315, nota 18).
20. Mircea Eliade, Memorii (1907-1960), Humanitas, Bucureşti 1991, vol. I, pp. 338-339. Su Anton Dumitriu, cfr. Claudio Mutti, Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri. La fortuna di Guénon tra i Romeni, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1999, pp. 75-88.

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