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Chi ha voluto la morte di Mattei

Il tenente Leonid Kolossov è un tranquillo pensionato di sessantacinque anni che trascorre le giornate nel suo piccolo appartamento di Mosca elaborando le proprie memorie. Di cose da raccontare, infatti, ne ha parecchie: specialmente a noi italiani, dal momento che fu uno dei venti agenti del KGB di stanza in Italia negli anni sessanta.
Entrato nel 1951 al Ministero degli Esteri come esperto di economia, l’anno successivo fece un viaggio di studio in Italia, dove si interessò dell’economia di Stato. Autore di una apprezzata ricerca sulle Relazioni economiche dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale, lavorò dal 1954 al 1958 come economista capo presso la rappresentanza commerciale sovietica, in Via Clitumno 46. La sua regolare partecipazione alle trattative commerciali gli consentì di conoscere Enrico Mattei, del quale sarebbe diventato amico.
Racconta di essere stato precettato dal KGB nel 1958 a Mosca, in seguito al suo rientro dall’Italia. I servizi segreti avevano accuratamente studiato la biografia di Kolossov e la sua stessa genealogia, nella quale non avevano trovato elementi sospetti, ebrei o altro; e così lo arruolarono. Dopo la fucilazione di Berija, spiega Kolossov, i quadri dei servizi segreti all’estero avevano necessità di essere rafforzati e rinnovati con elementi freschi.
Dopo un anno di scuola (l’inevitabile studio del marxismo-leninismo, un corso sul socialismo utopistico, storia dello spionaggio, tecniche di apertura delle casseforti, fotografia, paracadutismo ecc.) Leonid Kolossov entra nella Prima Direzione dei servizi segreti.
In Italia, dove arriva in veste di giornalista corrispondente delle “Izvestija”, il suo settore d’indagine comprende: governo e politica estera dell’Italia, mafia, estrema destra e gruppi a sinistra del PCI.
Abbiamo detto che Kolossov divenne amico di Mattei, il quale però ignorava la vera funzione del “giornalista” russo. E toccò a Kolossov, in Italia, di essere avvertito della condanna a morte che le Sette Sorelle avevano pronunciata contro Mattei. “Un mio amico italiano che lavorava per noi, - racconta – un politico, abbastanza influente, famoso, né comunista né socialista, appartenente ad un partito piuttosto piccolo, mi disse che una grave minaccia pendeva sul capo di Mattei”. Da Mosca arrivò la conferma, ma anche l’ordine di fare di tutto per salvare il presidente dell’ENI, che riforniva l’URSS di tubi di grande diametro in cambio di gas.
Allora Kolossov volò a Palermo e cercò di convincere Mattei ad andare in Crimea, per trascorrere un periodo di riposo sul Mar Nero. Ma Mattei non prese sul serio le notizie che Kolossov gli riferì. “Voi – avrebbe detto alla spia sovietica – non avete l’Okhrana che ho io”.
Secondo Kolossov, per eliminare Mattei le Sette Sorelle incaricarono Cosa Nostra. Per eseguire l’operazione, arrivò dagli USA uno dei capi dell’organizzazione, tale Marcello Carlos detto “il Piccolo”, che introdusse un suo uomo nel servizio tecnico dell’aeroporto di Catania. Un giorno, il gestore del ristorante dell’aeroporto fece chiamare l’autista di Mattei, un ex partigiano [in realtà ex fascista repubblicano, n.d.r.] di nome Bertuzzi, perché al telefono lo stavano cercando. Fu in quel momento che infilarono una bomba nell’aereo di Mattei.
Sui rapporti mafiosi tra Stati Uniti e Italia, Kolossov fa un nome: Nicola Gentili. “Lavorava negli USA, - dice - era stato amico di Al Capone e negli anni sessanta si occupava di traffico di droga dall’America alla Sicilia. Era una bella figura di vecchio, coi capelli bianchi e gli occhi azzurri. Ma quel vecchio simpatico, mi disse una volta Felice Chilanti, aveva ucciso di sua propria mano ben dodici persone”. La spia sovietica chiese a Nicola Gentili il permesso di scrivere per le “Izvestija” (che a quel tempo erano dirette dal genero di Khruscev, Adjubei) un articolo sulla mafia, che poi effettivamente uscì col titolo I signori della lupara. Il caporione mafioso ne fu entusiasta: “Sì, figlio mio, scrivi, per favore!” Era lusingato al pensiero della réclame che la mafia ne avrebbe ricevuto in Unione Sovietica.
E fu Nicola Gentili a dire a Kolossov che in Italia esisteva un’organizzazione molto potente, potente quanto la mafia, della quale facevano parte grandi industriali e militari. Alludeva alla massoneria.
Su tutto ciò Leonid Kolossov ha scritto un libro, Imperialismo senza maschera, che finora non ha trovato un editore italiano.



Claudio Mutti, Chi ha voluto la morte di Mattei, "L'Umanità" 6-7 marzo 1994

Inserita il 13/12/2007 alle 11:38:32      Versione stampabile della notizia      Invia la notizia ad un amico